(vale la pena parlarne proprio in questo periodo?)
Fornire una definizione chiara e sintetica di cosa sia l’employer branding è poco agevole per almeno due motivi: la non traducibilità in italiano dell’espressione e l’argomento correlato all’universo del marketing, sul quale autori di rilievo hanno scritto e scrivono fiumi di libri e articoli (1).
Non volendoci arrendere, però, potremmo dire che l’Employer Branding rappresenta le attività dell’azienda volte a costruire e sviluppare la propria immagine aziendale sia sul versante interno per mantenere con sé i propri dipendenti, sia sul mercato del lavoro per reclutare nuove risorse. Questa immagine dovrebbe essere in armonia con la cultura ed i valori aziendali affinché il luogo di lavoro sia vissuto positivamente da tutti.
Le dimensioni in ballo sono importanti, e anche qui libri e saggi non si contano (2). In questo periodo l’employer branding sembra però essere meno attuale: molte aziende sono alle prese con il “come tagliare” piuttosto che con il “come trattenere”, ed il “come attrarre” è un in attesa. Si ha l’impressione che chi assume sia un numero ristretto di aziende.
Il mercato del lavoro, però, non è fermo. I candidati non stanno fermi; i talenti cercano di capire meglio su che strada proseguire o quale nuova via intraprendere, i giovani sono in cerca di opportunità di apprendimento e crescita, i lavoratori che hanno subito il contraccolpo della crisi in corso cercano nuovi sbocchi per la loro professionalità. Anche se il numero di assunzioni rimane ad un livello molto più basso rispetto ad inizio 2008, il traffico sui siti di ricerca di lavoro e social/professional network è aumentato in tutto il mondo: questo non è che un segnale – da cogliere – di come l’attenzione in rete sulle tematiche professionali sia molto alta.
Le aziende hanno ora più che mai la possibilità di mostrarsi e farsi conoscere da una platea ampia e attenta di persone: un’ottima azione di employer branding può passare anche attraverso un annuncio di lavoro ben strutturato, sia che si tratti di una ricerca per un tempo indeterminato che per una sostituzione di maternità o per uno stage. Nello spazio di un annuncio una società può essere sintetica o può raccontare molto di sé: i dettagli riguardanti la posizione e l’area in cui una persona verrà inserita, la storia, i prodotti e la cultura aziendale possono trasmettere un messaggio chiaro, positivo, accattivante per i candidati.
E’ un approccio adatto sia alle aziende strutturate e di grandi dimensioni che a quelle medio piccole dove spesso, in particolare in Italia, si trovano degli esempi di eccellenza. UannaBe ha scelto quindi di mettere a disposizione di chi pubblica un annuncio di lavoro più spazi che possano favorire la trasmissione di un messaggio completo ed innovativo.
Oltre alle aree di testo “Presentazione e storia dell’azienda” e “Attività e caratteristiche distintive”, il selezionatore o responsabile aziendale ha la possibilità di registrare un proprio video annuncio di 30 secondi rivolto direttamente ai candidati. In questo modo può porre una domanda diretta, o richiedere le motivazioni della candidatura incentivando così la Video Risposta.
Per presentare l’azienda nel suo complesso è possibile inserire anche un video “Istituzionale”, una sorta di mini spot che completa e migliora la comunicazione verso tutti i potenziali collaboratori.
Sia che si tratti di “Generazione Y” (i nati tra il ’78 e il ’90 e quindi “digital natives”) o delle generazioni precedenti, il bisogno di conoscenza reciproca rimane costante, e un’azione nuova ed incisiva di employer branding può aiutare la necessaria trasparenza nella comunicazione tra domanda e offerta di lavoro. L’obiettivo più importante rimane comunque un inserimento più semplice e rapido della Pesona giusta, al Posto giusto, nel Momento giusto.
(1) Segnaliamo un interessante articolo dall’Economist.com
(2) Ad esempio, “Taking Brand Initiative: How Companies Can Align Strategy, Culture, and Identity Through Corporate Branding” di Mary Jo Hatch e Majken Schultz, 2008.