Archivio per gennaio 2010

2010: Anno del lavoro delle donne

Tornando alle riflessioni di “Lavorare dopo la nascita di un figlio” vi riporto un articolo scritto da Walter Passerini per “Italia Oggi 7 – Rubrica Io Lavoro” dove, dati alla mano, si dichiara che la svolta nell’occupazione femminile é imminente!

2010: Anno del lavoro delle donne

“Dopo l’inchiesta dell’Economist e il Piano di azione Italia 2020 si stila l’agenda degli interventi

Occupazione femminile, una priorità per tutti, anche per noi

Il 2010 sarà l’anno del lavoro delle donne, o quantomeno l’avvio di un circolo virtuoso per rendere l’occupazione femminile la protagonista del mercato, delle politiche del lavoro e del dibattito sulle pari opportunità. I dati internazionali confermano il progressivo avanzare dell’onda rosa nel mondo, con le donne che conquistano posizioni, con o senza le quote di legge. Ma anche in Italia, nell’anno appena cominciato, l’occupazione femminile sarà la protagonista e la possibile leva per un giro di boa.

Analisi dei dati. Secondo gli ultimi dati Istat relativi al terzo trimestre 2009, le donne in Italia sono la metà delle forze di lavoro (ma il 35,8% nel Mezzogiorno). Letto a contrariis, questo dato ci dice che troppo elevata è la quota di donne inattive nel nostro paese: 9,8 milioni contro i 10 milioni di attive. Ma il record italiano negativo è il tasso di occupazione femminile, sceso negli ultimi mesi al 46,1%, in termini assoluti equivalente a 9,2 milioni di donne occupate. L’Italia detiene l’ultimo posto in Europa per tasso di occupazione femminile. Per confronto, l’occupazione maschile è al 69%, con il 59,5% del Sud e il resto d’Italia tra il 73 e il 75%.

Se guardiamo le segnalazioni contenute nell’ultimo Rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2008-09, le dinamiche degli ultimi dieci anni rivelano un ritmo di crescita dell’occupazione femminile doppio di quello maschile. Vi hanno concorso la crescente presenza di donne lavoratrici extracomunitarie regolarizzate, ma anche la maggior flessibilità del mercato introdotta da diversi provvedimenti governativi. Anche il solo punto di osservazione del part-time rivela questo andamento: dal 6% di dieci anni fa siamo arrivati nel 2008 a una quota di lavoro a tempo parziale di circa il 15%, con il 5% degli uomini e oltre il 28% per le donne.

È fortemente cresciuta in questi anni l’offerta di lavoro femminile e anche i colpi della crisi, che hanno infierito sul manufatturiero e sull’edilizia, hanno maggiormente coinvolto le forze di lavoro maschili più di quelle femminili. È vero che i consuntivi sull’andamento del mercato del lavoro nel 2009 sono ancora da trarre e che l’onda lunga della crisi sull’occupazione deve ancora terminare il suo corso, ma secondo i dati sia della Banca d’Italia sia dell’Inps, relativamente alla cassa integrazione, le opportunità occupazionali del futuro saranno prevalentemente appannaggio dei più istruiti e delle donne.

Nella creazione delle nuove politiche del lavoro per le donne andranno contemplate azioni concentrate in particolare in alcune aree d’Italia, più al Sud che nel Centro-nord, a seconda della diversa forza della domanda, e più che sulle politiche di genere su quelle familiari e di conciliazione vita-lavoro. Ma vi sono anche altre tendenze da sottolineare: i bassi tassi di occupazione femminile under 25 e over 55, ciò che dovrà spingere a prevedere interventi mirati sia nella transizione scuola-lavoro sia nell’inclusione di fasce di popolazione avanti con gli anni.

Un’agenda al 2020. Rappresenta quindi un’importante base di partenza il programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro, previsto nello scorso mese di dicembre dai ministri del Lavoro e delle Pari opportunità, Maurizio Sacconi e Mara Carfagna che, oltre a fornire i dati sul passato, stila una serie di interventi per l’Italia al 2020.

Nel «Piano strategico di azione per la conciliazione e le pari opportunità nell’accesso al lavoro» si individuano le linee guida dei prossimi anni. Le premesse sono un rinnovamento del sistema sociale italiano nelle prossime fasi di ripresa, attraverso il superamento dei vecchi modelli di gestione della legislazione settoriale e dell’incentivazione economica per genere. Il tema infatti è quello della presenza di una legislazione cospicua sul fronte femminile, ma anche di una persistente area di inadempienze e di discriminazioni. Per questo la nuova centralità andrà affidata soprattutto alla crescita integrata, al sostegno alla famiglia e alla maternità. Sono cinque le linee di azione più specifiche individuate dal piano: il potenziamento dei servizi di assistenza per la prima infanzia e la sperimentazione dei voucher per le attività di cura e assistenza; la revisione delle modalità per la concessione dei contributi previsti dalla legge 53/2000; il rilancio del lavoro a tempo ridotto, modulato e flessibile; i lavori verdi declinati anche al femminile; e la riapertura del dossier sui contratti di inserimento per le donne del Mezzogiorno, attraverso una ulteriore negoziazione in sede europea.”

UannaBe tra le 14 idee finaliste dello Start up day di Intesa Sanpaolo

Capital magazine di Gennaio 2010 dedica la sua copertina alla nuova iniziativa di Intesa Sanpaolo: “La Fabbrica delle start up”.

Un’attenta analisi di progetti e idee innovative di ricercatori, giovani imprenditori, scienziati e inventori, per trovare le più promettenti e sottoporle ai finanziatori. Lo start up day é il momento d’incontro tra inventori e potenziali finanziatori da cui potrebbe nascere una delle tante aziende di successo del futuro.

Ogni idea è stata passata al microscopio, insieme ai tecnici di settore e advisor finanziari, e alla fine ne sono state selezionate 14. UannaBe è una delle 14 start up finaliste scelte da Intesa Sanpaolo. Tra i finalisti anche Thounds, start up che come noi nasce e cresce in H-FARM.

Gli eletti sono stati presentati, nel corso di un Investor Day, a una platea di 50 rappresentanti di fondi di investimento, italiani e internazionali, e business angels che hanno dichiarato una settantina  di manifestazioni d’interesse ad investire nell’idea proposta.

Come andrà a finire? Sfonderanno nel mercato? Faranno la fortuna di inventori e investitori?

Per il momento siamo onorati ed entusiasti di questo traguardo!

Lavorare dopo la nascita di un figlio?

I recentissimi dati d’oltreoceano indicano che in Usa l’occupazione femminile supera quella maschile, la rivoluzione è avvenuta e non è reversibile.

Una riflessione made in USA sulle “Five good reasons for mums to work” ha in parte motivato il divario tra i dati, la realtà e il dialogo quotidiano in Italia.

Ci sono tanti buoni motivi per continuare a lavorare dopo la nascita di un figlio, ogni mamma s’interroga sul tornare al lavoro o meno, sui pro e contro di questa scelta. In USA cinque buone ragioni per cui il lavoro fa bene a una mamma potrebbero essere:

1- Maggiori opzioni nell’orario di lavoro

Attualmente si può scegliere fra molte e diverse opzioni nell’orario di lavoro: molte aziende hanno incorporato il lavoro flessile nella loro politica aziendale. Un orario flessibile può includere flessibilità nell’orario di entrata e uscita, job-share, part-time e telelavoro.

2-   Lavoro flessibile per gli uomini

Il concetto di flessibilità si sta diffondendo anche tra gli uomini. La paura di apparire meno presenti e dediti alla propria attività lavorativa si risolve con il telelavoro perché gli uomini come le donne sono alla ricerca di un work life balance.

3-   Time management

A volte lavorare migliora la gestione del tempo. Sapere che il tempo è limitato limita gli sprechi, lasciando spazio a un’attitudine più del tipo “meglio farlo subito che rinviare”, con più risultati (controindicazione: maggiore stanchezza).

4-   Attitudini alla diplomazia

L’ambiente di lavoro è un’ottima palestra per affinare le attitudini diplomatiche di ogni soggetto. Puoi scegliere amici e famiglia ma non puoi scegliere i tuoi colleghi. Un’occasione unica per imparare ad apprezzare e conoscere persone con inclinazioni e attitudini diverse che insieme contribuiscono al valore del progetto.

5-   Buon educatore

Un genitore che lavora può considerarsi un buon educatore. Il senso di colpa che si prova nell’allontanarsi dal bambino è comune a tutti, ma è importante anche riconoscere il valore del proprio ruolo nell’educazione del bambino.

Ma in Italia la scelta è la stessa? Il dialogo tra i protagonisti si muove agli stessi livelli?

Come guadagnarsi la fiducia in azienda

Bentornati a tutti!
Il periodo delle feste natalizie, oltre a ricaricare le forze mentali e fisiche, ha come prima conseguenza un gran arretrato di email e di feed!

Tra le cose interessanti trovate al nostro ritorno, proponiamo un articolo di Shaun Hopkins, che ci sembra calzare bene con le migliori intenzioni con cui solitamente si comincia un nuovo anno di lavoro.

Il blog di Hopkins, esperto americano di Leadership training e Management training, si rivolge principalmente a coloro che svolgono ruoli di responsabilità all’interno delle aziende, cercando di guidare loro attraverso la difficile arte della “costruzione di un amore” con dipendenti e collaboratori.

Come ottenere la fiducia dei propri collaboratori è il tema di oggi, dipanato attraverso l’acronimo della parola inglese TRUST, per cui ad ogni sigla è attribuito un consiglio da applicare alle pratiche aziendali di ogni giorno.

Time: La fiducia ha bisogno di tempo da dedicare all’ascolto dei collaboratori: le loro priorità, i loro successi, i problemi e le aspirazioni.
Relationship: La fiducia si crea tessendo relazioni chiare e oneste coi dipendenti. Dire la verità, mantenere sempre le promesse oppure non prendersi impegni cui non si riuscirà a dare seguito.
Understanding: L’importanza della comprensione, anche nell’analisi degli errori e nella ricerca della strada per correggerli.
Sharing: Vietato l’effetto sorpresa! Comunicare sempre coi propri collaboratori; tenerli aggiornati su quel che accade in azienda, nella propria area di appartenenza e nel proprio team.
Tolerance: La fiducia passa attraverso l’empatia, la cui pratica necessita di pazienza nel capire come le persone reagiscono di fronte a fatti e decisioni e le loro preoccupazioni.

Può succedere infatti che i risultati in azienda e il clima che vi si respira possano essere negativamente inficiati dalla mancanza di fiducia dei collaboratori, che per questo non lavorano al massimo delle proprie potenzialità.
La fiducia va guadagnata e per questo è responsabilità dei team leader innescarne il processo di costruzione.
Quando il team di lavoro avrà la certezza che le decisioni prese si basano sull’interesse dell’azienda e di ciascuno di loro, allora sarà in grado di dare fiducia al progetto e a tutte le persone coinvolte.

Non ci credete?! ;-)


Powered By Wordpress. Copyright by UannaBe 2009.