I recentissimi dati d’oltreoceano indicano che in Usa l’occupazione femminile supera quella maschile, la rivoluzione è avvenuta e non è reversibile.
Una riflessione made in USA sulle “Five good reasons for mums to work” ha in parte motivato il divario tra i dati, la realtà e il dialogo quotidiano in Italia.
Ci sono tanti buoni motivi per continuare a lavorare dopo la nascita di un figlio, ogni mamma s’interroga sul tornare al lavoro o meno, sui pro e contro di questa scelta. In USA cinque buone ragioni per cui il lavoro fa bene a una mamma potrebbero essere:
1- Maggiori opzioni nell’orario di lavoro
Attualmente si può scegliere fra molte e diverse opzioni nell’orario di lavoro: molte aziende hanno incorporato il lavoro flessile nella loro politica aziendale. Un orario flessibile può includere flessibilità nell’orario di entrata e uscita, job-share, part-time e telelavoro.
2- Lavoro flessibile per gli uomini
Il concetto di flessibilità si sta diffondendo anche tra gli uomini. La paura di apparire meno presenti e dediti alla propria attività lavorativa si risolve con il telelavoro perché gli uomini come le donne sono alla ricerca di un work life balance.
3- Time management
A volte lavorare migliora la gestione del tempo. Sapere che il tempo è limitato limita gli sprechi, lasciando spazio a un’attitudine più del tipo “meglio farlo subito che rinviare”, con più risultati (controindicazione: maggiore stanchezza).
4- Attitudini alla diplomazia
L’ambiente di lavoro è un’ottima palestra per affinare le attitudini diplomatiche di ogni soggetto. Puoi scegliere amici e famiglia ma non puoi scegliere i tuoi colleghi. Un’occasione unica per imparare ad apprezzare e conoscere persone con inclinazioni e attitudini diverse che insieme contribuiscono al valore del progetto.
5- Buon educatore
Un genitore che lavora può considerarsi un buon educatore. Il senso di colpa che si prova nell’allontanarsi dal bambino è comune a tutti, ma è importante anche riconoscere il valore del proprio ruolo nell’educazione del bambino.
Ma in Italia la scelta è la stessa? Il dialogo tra i protagonisti si muove agli stessi livelli?
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Fra meno di due mesi tocca pure a me. Sono di Rovigo e pendolarizzo a Padova: esco la mattina torno la sera. Spesso alla sera lavoro pure extra per arrotondare. Cosa succederà fra qualche mese? Non ti nascondo che un lavoro più “comodo” mi farebbe gola… vedremo.
mi piace questo articolo, è un’ottima idea quella dell’orario flessibile, soprattutto per le madri, proprio perché altrimenti va a finire che i bambini vengono crescisuti dai nonni, e questo non lo trovo giusto.. una coppia che desidera un figlio, credo che se lo dovrebbe e vorrebbe godere.. ma magari se la coppia ha dei problemi finanziari e non riesce a vivere solo con lo stipendio del marito, anche la donna, o meglio la madre, è costretta a lavorare. e per questa necessità non è giusto che non possa crescere il figlio. e comunque lo stesso vale per i papà.. è giusto che anche loro si godano i propri figli!!!
ma questo orario flessibile esiste in italia??
farò un retweet del link e lo segnalerò anche su facebook, perché è davvero un bell’articolo…
Giulia
@ Giulia: grazie
@ Merlinox @ Giulia: Le notizie quotidiane sul mercato del lavoro italiano riportano dati e statistiche che danno molto da pensare: le donne occupate in Italia sono il 47,2% della popolazione contro un 70,3% per i maschi, la maternità é ancora la principale causa di abbandono del lavoro da parte delle donne, ecc.
Ma credo che dei segnali positivi ci siano… Un Esempio? Le realtà aziendali messe in evidenza dal premio “Conciliazione Famiglia Lavoro” istituito dalla Regione Lombardia. Un confronto diretto tra aziende e pubbliche amministrazioni che hanno introdotto in azienda politiche e iniziative volte a conciliare la vita privata e lavorativa dei propri dipendenti tra le quali: lavoro flessibile, affincamento al rientro dalla maternità, indennità e voucher per baby sitter, asili nido aziendali, parcheggi rosa, time saving…
Di seguito qualche link in merito:
http://bitURL.net/?y8eq58
http://bitURL.net/?4cy2h8
http://bitURL.net/?5h3gfg
La cosa importante, come segnalato da autorevoli economisti, è che il sorpasso dell’occupazione femminile nel 2009 negli USA, dipende essenzialmente dal crollo dell’occupazione nel settore edile, quasi tutta maschile.
Chi mi conosce su veremamme.it sa che non sono mai disfattista e anzi cerco di incoraggiare le mamme a perseguire le loro aspirazioni, con tutte le loro forze, nel lavoro e/o fuori. ma di fronte a una domanda come
“in Italia la scelta è la stessa? Il dialogo tra i protagonisti si muove agli stessi livelli?”
non possiamo che rispondere NO – il dialogo tipico è “ora che sei mamma avrai altre priorità e devi DIMOSTRARCI di saper fare questo lavoro, dove saper fare significa fare presenzialismo 12 ore in ufficio, cosa stupida oltre che impossibile una volta che si hanno altre cose e altri tempi da gestire. In italia la prima cosa che dovremmo fare è educare le persone HR che una donna, diventata mamma, ha delle skills in PIU’ e non in MENO. E poi è semplice: se una donna è motivata dal suo lavoro, da mamma sarà ancora più brava. Se è demotivata verso le sue mansioni e verso l’azienda, se ne starà a casa il più possibile. Ecco il succo della mia esperienza da mamma e da manager, quindi su entrambe i fronti.
Bello l’articolo peccato che non possa assolutamente riferirsi alla realtà italiana. Io sono fuori dal mondo del lavoro da tre anni ovvero dal quinto mese di gravidanza di mio figlio. Alla scadenza del contratto non è seguito (come per i precedenti 5 anni) un rinnovo. Adesso sostengo colloqui farsa a go go senza riscontri concreti. La domanda di routine? “signora lei è sposata?” “SI” “Ha figli?” “Si” “AH capisco”. Il part-time è un’utopia, il telelavoro serio è inesistente, il job sharing? what?. In una realtà del genere anche la persona più ottimista, come me, ad un certo punto sarebbe tentata a gettare la spugna.
Credo il primo passo sia proprio abbondonare la cultura del presenzialismo per iniziare a lavorare in un’ottica di obiettivi e meriti, e di conseguenza avvicinarsi a una realtà dove part-time, telelavoro, job-sharing, ecc non siano un’utopia. La motivazione a quel punto potrà essere valutata e premiata.
@Giovanna: anche nella mia esperienza, durante i colloqui, più volte ho avuto l’impressione (a volte anche palesata) che l’essere mamma fosse un fattore discriminante. Dal 20 Febbraio entrerà in vigore il decreto legislativo ( http://bitURL.net/?f5sgcv) contro le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro che mira all’inasprimento delle condanne per le aziende che discriminano il lavoro femminile. Una speranza di parità all’orizzonte?
Manageritalia rimanda la parità uomo-donna in Italia al 2033… (http://bitURL.net/?t8m6gf)